Sabato 21 settembre in piazza San Marco si è tenuta l’inaugurazione della ristampa de “Il formaggio e i vermi” dopo 43 anni dalla prima uscita. Il presentatore Gian Paolo Gri ha introdotto il testo che, dopo essere stato tradotto in 27 lingue, ha dimostrato un carattere internazionale nonostante le radici del racconto siano friulane, nello specifico delle zone di Montereale e di Portogruaro. L’autore Carlo Ginzburg ha presentato il personaggio Menocchio definendolo un emblema, e ha invitato il pubblico a imitarlo divenendo un lettore selettivo capacr di nutrirsi della pagina scritta rendendola parte del proprio Cosmo; infatt, la creatività e l’acume consentono di liberarsi dal condizionamento dato dall’idea dell’autore, spesso sentito come molto forte. Viene approfondito il tema della cultura dell’epoca, definita per secoli banale e semplificata e che si riscopre al contrario carica di significato e importanza. Carlo Ginzburg racconta la scoperta della storia del mugnaio Menocchio, proveniente da Montereale Vacellina, che più di 4 secoli fa venne condannato per eresia. Il caso fece in modo che, come dice Carlo Ginzburg, “cominciai a leggerla e ne fui afferrato”; con il termine “afferrato” l’autore indica il coinvolgimento della propria sfera emozionale nella lettura della descrizione del manoscritto conservato nella biblioteca di Udine.
Nella postfazione del romanzo l’autore pone una domanda: “Quanto sappiamo di noi stessi?”. Questo stesso dubbio chiarisce quanto poco possiamo comprendere del personaggio di Menocchio: pensiamo di conoscerlo, mentre in realtà ci sfugge.
Infine dichiara di non aver mai cercato la realtà che si è trovato a raccontare, perché le migliori scoperte arrivano da sé.

Marta Atzei e Valentina Criscuolo