Quando la scrittura diventa una necessità, le parole escono da sole, tant’è che neanche la timidezza rappresenta un ostacolo.
Questo è ciò che accumuna e caratterizza le giovani autrici spagnole Edurne Portela e Elvira Navarro, presentate oggi alla Plaza de los Lectores dal professore universitario Dante Liano.
Le due scrittrici hanno avuto piacere di rispondere ad alcune domande riguardanti i temi principali dei loro romanzi, quali la famiglia, il lavoro e la violenza.
Edurne Portela, insegnante universitaria, con grande coraggio è tornata in Spagna per intraprendere la carriera di scrittrice, abbandonando la ricerca e l’accademia. Ha raccontato che non è riuscita a fermare il flusso di parole e non ha quindi potuto far altro che lasciar scorrere la proprio mano, scrivendo “Meglio l’assenza”, un libro che parla di violenza e voglia di indipendenza nella sua terra d’origine, i Paesi Baschi, in un epoca di rivoluzione, come quella degli anni ’80-’90.
In questo contesto la figura della famiglia viene messa in discussione, in quanto assorbendo la violenza di un Paese la ripercuote sui suoi componenti.
Elvira Navarro, invece, ha dato libero spazio alla fantasia, mettendo da parte il suo essere timida ed entrando in un mondo tutto suo. Ne è uscito un romanzo-fiction “Gli ultimi giorni di Adelaida Garcia Morales”, famosa scrittrice spagnola, ritiratasi e morta in solitudine dopo anni di successo.
Nei loro libri entrambe si impegnano con determinazione e tenacia alla rivendicazione dei diritti delle donne, affermando con costanza il loro orgoglio di esserlo.
Prima di concludere l’intervista Dante Liano ha voluto riconoscere quanto sia diffusa la fruizione della letteratura spagnola, non limitata dunque solo alla penisola iberica, in quanto in tutto il mondo sono 500 milioni coloro che leggono e parlano questa lingua.

Gaia Vianello, Maria Martina Bumbu