“La mafia quotidiana che ci entra nelle case”. Questo il problema maggiore sollevato da Lirio Abbate e Giovanni Tizian durante l’incontro di presentazione del libro Gotica di quest’ultimo. La mafia ha cambiato regime, ha cambiato ambito, ha cambiato territorio: non si tratta più solo di droga, prostituzione, sfruttamento minorile, si tratta di cose ben più vicine alla vita quotidiana di tutti noi. Dai prezzi troppo bassi dei prodotti che acquistiamo nei supermercati alle macchinette dei bar con cui i ragazzi giocano per non andare a scuola: questi i nuovi mezzi dei mafiosi.

Soprattutto, ricorda Tizian, la mafia ha superato il confine che fino a pochi anni fa la racchiudeva nel sud del nostro paese: la mafia si trova a Torino, Milano, Bologna esattamente come a Reggio Calabria. L’unica differenza, che indebolisce maggiormente questi nuovi covi mafiosi, è la mancanza di una cultura antimafia, l’assenza di cicatrici, di memoria di eventi.

Così, in un paese in cui la giustizia non è in grado di bloccare la diffusione e la forza di questa organizzazione, l’arma di battaglia non può essere altro che l’informazione, affermano di comune accordo Tizian e Abbate. Sui libri, sui giornali, ovunque bisogna scrivere perché tutti sappiano “chi fa cosa”, perché “andare a pranzo con il mafioso della città non è riconosciuto reato dal codice penale, ma dovrebbe esserlo per il codice morale”.

“La mafia ha paura dell’opinione pubblica, della gente che pensa”.

Sofia Tarricone

Liceo Ariosto, Ferrara