Due passi sulle nuvole, luoghi che a dispetto delle percezioni collettive, spesso offrono ai nostri cammini maggiore solidità del catrame. Questo è stato dei laboratori di scrittura fantastica realizzati presso il CPIA e il Carcere Minorile di Potenza nell’ambito del progetto Adotta uno scrittore.

Erano tutti stranieri. Ognuno di loro ha fatto i conti con il distacco, la scoperta, la nostalgia delle rive piene di stupori, la ricerca di un luogo da poter chiamare casa, l’umore precario dei cieli dove corrono le nubi. Dove le nubi assumono le forme che la nostra immaginazione sa convocare. “Eh via, che ami dunque, straordinario straniero? – Scrive Baudelaire nei suoi Piccoli (giganteschi) poemi in prosa. – Amo le nuvole…. le nuvole che passano… laggiù… laggiù… le nuvole meravigliose!

E così, innamorati della multiforme evanescenza celeste, ci siamo messi in viaggio da fermo, costruendo traiettorie paragonabili al passo che le nostre dita inventano sulle mappe invisibili dei tavoli, della pelle dell’altro; aprendo ognuno le proprie valigie di sogni e di parole per mettere nella luce la mercanzia di stupori che ad ogni vita appartiene, il mistero dei propri alfabeti.

Sulle tracce di Calvino che ci ha spinti a immaginare la fantasia come un luogo in cui dentro arriva la pioggia e sulla spirituale aderenza ai versi di Mamoud Darwish che immaginano le parole come un sentiero su cui l’altro possa poggiare i passi, ognuno di noi, provocato da quelle che sono le tecniche del fantastico ha lanciato davanti ai suoi sentieri parole luccicanti, ipotesi luminose su cui far correre la propria sete di vento e di spazio, di incontro e di riflessione su sé stessi.

Sì, la fantasia ha delle tecniche, ha dei potenti attrezzi di cui ognuno può servirsi per scoprire l’inaudita combinazione dei propri mondi e di quelli altrui, senza per questo alimentare pavoneggianti ambizioni artistiche o letterarie. Piuttosto, per la congenita necessità di dire all’altro: io sono qui, tu dove sei? Invitando l’altro a un ascolto in cui poter aprire pensieri diversi, scivolamenti, suggestioni, biglietti di viaggio per l’esilio dei propri pregiudizi.

Fantasticare è trasformare la pagina bianca dei pensieri in una mappa irripetibile di segni che servono al tempo stesso per orientarsi e orientare l’altro, per offrire all’incontro con l’altro la propria unicità aperta al mondo, la propria trascendenza.

Fantasticare è spalancare finestre e offrire al vento la propria intelligenza perché nel vento possa volare verso le fertilissime terre del Chissadove, del Nonsoche, luoghi ancora tutti da abitare, luoghi in cui l’immagine riflessa del proprio pensiero in divenire diventa anche porta spalancata sulla memoria dell’avvenire e sul passato da indovinare sempre.

Il fantastico ha degli attrezzi. Ognuno in grado di custodire una spirituale, straordinaria potenza. Sono cinque e li elenco nelle forme dell’infinito, come la vita e come il mare: rovesciare, combinare, sostituire, moltiplicare, trasformare. Usato in modo combinato o in modo singolo, ogni attrezzo svelle i pensieri dalla cenere fumante della abitudini e li accende per mettere a fuoco il mentre, far dialogare il non più con il non ancora, il già vissuto con l’impensato.

Da qui, da queste provocazioni, da questi inviti alla voce, sono nati i racconti che troverete in allegato. Ognuno ha fatto da sé. Ognuno ha portato agli altri. Ognuno, forse senza neanche saperlo, allenando la propria fantasia, si è trovato ad allenare la propria capacità di trovare soluzioni per la vita che va e viene come il tempo aggrappato alle corde del pendolo; provando a indovinare in una realtà che a volte ci sembra ostile o, in ipotesi ulteriori banale, colpi di scena, meraviglie.

E qui, pensando a Borges, ognuno ha inventato tragitti e percorsi i cui profili hanno finito per assomigliare al proprio viso. Perché la scrittura è un esercizio di educazione al destino e alla vita, una protesi per il nostro senso dell’infinito.

 Giaunluca Caporaso

Ringraziamo  l’autore che ci ha mandato anche i lavori prodotti dai ragazzi che potete scaricare qui in formato PDF: ne è nato un libro!

Strada_per_Babele è il titolo scelto dal gruppo di lavoro