“Con la bocca noi parliamo, baciamo e mangiamo: ciò significa che esiste un forte collegamento tra Poesia, Amore e Cucina.”
Questo è il messaggio chiave dell’incontro condotto da Eros Miari, in compagnia di Bernard Friot, tenutosi oggi in un’Arena gremita di ragazzi.

Subito lo scrittore si presenta e ci racconta del suo lavoro di insegnante. La cosa particolare, però, è che lui si definisce tale non tanto in virtù del suo passato da insegnante di lettere, bensì in quanto considera la scrittura un modo alternativo di insegnamento. Scrive prevalentemente libri per bambini e ragazzi e i suoi racconti sono brevi ed efficaci, molto comunicativi, dallo stile scherzoso e leggero, non senza un pizzico di comicità. Il legame che ha con i giovani è molto forte, sia per la sua esperienza lavorativa precedente, sia perché proprio dai suoi lettori  riceve spunti per nuovi racconti. Friot crede fermamente che la lettura, vissuta profondamente, aiuti a comprendere il mondo, ed è questo uno dei principali motivi che lo porta a fare il proprio lavoro.

L’incontro di oggi era volto principalmente alla presentazione degli ultimi due libri dell’autore: Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e la vita (Lapis) e Il mio primo libro di poesie d’amore (il Castoro). 

Dopo la lettura di una pagina dal primo, Bernard introduce i personaggi Marion e Kevin e riassume brevemente la trama del libro.
Poi si concentra sul libro di poesie: affascinato fin da bambino da questo genere letterario, lo scrittore coltiva questo interesse ormai da molti anni. Secondo lui, non esiste una definizione pura di poesia: definire significa, infatti, porre un limite, e la poesia non può sopportare limiti, non possiede barriere. Inoltre, crede che essa appartenga a tutti e che tutti possano creare, o forse è più corretto dire sfornare, delle poesie, anche i ragazzi. Anzi, è convinto che sia il modo più facile per comunicare, e che sia solo la scuola a renderla inaccessibile.

Molto disponibile al dialogo con il pubblico, l’autore prosegue rispondendo alle domande dei ragazzi in sala. Emerge così l’importanza che egli dà alle parole, prese nella loro semplicità: nei suoi libri e nelle sue poesie esse assumono lo stesso ruolo “non intellettuale” che potrebbero avere in un libro di ricette, ma risultano ugualmente efficaci.

Si è trattato senza dubbio di una bellissima ed indimenticabile lezione di gastronomia letteraria.

Francesco Rossotto, Scuola Media Peyron
Sara Tavella, tutor FuoriLegge

Per ascoltare l’intervista