Bisogna riscoprire i propri luoghi.

Mi spiego: bisogna riscoprire quei luoghi che attraversiamo senza guardare o di cui ignoriamo l’esistenza, come per me i Magazzini Oz in Via Giolitti 19a: pur andando ogni giorno a scuola a meno di dieci minuti di cammino dindex3a lì, non ci sono mai andata prima di oggi e – ora che ne ho visto l’arredamento, l’atmosfera accogliente e i servizi offerti – me ne pento. Consiglio vivamente di passare a darvi un’occhiata.

Questo pensiero è scaturito dalle prime parole di Paola Mastrocola, che questo pomeriggio era ai Magazzini in occasione dela premiazione del concorso di narrazione “Diversamente uguali”, rivolto a studenti di scuole superiori di Torino e dintorni ed il cui tema – la diversità – è palesato già dal nome. Ha invitato i presenti a trovare per sè una “tana”, un proprio luogo sicuro ed accogliente in cui sviluppare pensieri – un luogo come i Magazzini Oz, appunto.
Dopo il suo breve intervento, Enrica Baricco ha presentato il mondo di Casa Oz – della quale è presidente – con i suoi obiettivi e le sue funzioni attuali; si tratta di una struttura utile alle famiglie di bambini affetti da qualunque malattia, uno spazio per leggere, riposare, seguire laboratori di vario genere, stringere legami con chi è nella medesima situazione e ricevere l’aiuto che è talvolta necessario.
I Magazzini Oz sono infatti parte di quest’iniziativa e parte dei suoi scopi è, ad esempio, l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, progetti e workshop.
(altre informazioni su http://www.casaoz.org/ e http://www.magazzinioz.it/)
E’ stata introdotta anche la Fondazione Johnson & Johnson, anch’essa promotrice del concorso, dal direttore generale Barbara Saba: quest’organizzazione sostiene e finanzia progetti come quelli sopra citati, che hanno un impatto benefico sulla società e s’impegnano a risolvere problemi sociali. Come ha detto la stessa Saba, l’obiettivo è quello di “occuparsi del mondo una persona alla volta”.

Prima della premiazione vera e propria è stata presentata la giuria: si sarebbero occupati rispettivamente della sezione fotografia, scrittura e multimedia Lorenza Bravetta, Paola Mastrocola ed Andrea Jublin – il quale non è potuto essere presente, ma ha ugualmente fatto pervenire il suo verdetto motivato. Infine, si occupava delle menzioni speciali Concita De Gregorio.

Per la sezione fotografia del biennio, lo scatto vincente è stato quello intitolato “La squadra” raffigurante due schieramenti di giocatori di basket nel bel mezzo di una partita ed in mezzo a loro, di schiena, un ragazzo in sedia a rotelle nell’atto di lanciare la palla al canestro. E’ stata lodata ed apprezzabilissima la capacità di catturare l’attimo prima del lancio, per così dire il respiro prima del tuffo.

Per la sezione fotografia del triennio, ha conquistato il primo premio un’immagine senza volti: un “grande” che stringe nella propria una mano molto più piccola, di un bambino. Il titolo, chilometrico ed esplicativo è “Sono lieto di vedere che siamo diversi . Che insieme si possa diventare più grandi della somma di entrambi”. L’immagine è semplice, immediata, ed ispira una certa tenerezza.

Per la sezione scrittura del biennio ha vinto il brano intitolato “My heart will go on”. Nessuno dei testi è stato riletto ad alta voce, ma ne è stata presentata a grandi linee la trama: una ragazza malata di cancro sente della musica dalla finestra dell’ospedale in cui è costretta, sporgendosi intravede una cresta nera. Le sembra un ragazzo, e le sembra anche bello; ciò che non si aspetta è di vederlo entrare nella propria stanza. In questo racconto, si è detto, filtra un raggio di speranza e forse è la musica stessa ad esserne foriera.

Per la sezione scrittura del triennio vince il racconto “Uno scherzo fra ragazzi”; parla di Nina, una ragazzina che si ritrova nell’età dello sviluppo con un paio di chili di troppo, ad essere un facile bersaglio degli insulti dei compagni per via proprio della sua insicurezza. Si parla in particolare del bullismo femminile.
Viene sottolineato quanto gli adulti e gli insegnanti possano dimostrarsi talvolta sordi e ciechi, viene messo in evidenza quanto la differenza che separa lei e “gli altri” sia minima e di poco conto, e quanto più che quella fantomatica “grassezza” sia stata la sua debolezza d’animo a far crescere questo clima di esclusione. Citando dal testo – ne è stato letto un brano – “per i suoi compagni fu una cosa quasi naturale cominciare a prenderla in giro per i suoi difetti”.

Per la sezione multimedia del biennio il corto “la diversità fa parte di noi” ha conquistato il podio. Un ragazzo si chiede cosa s’intenda per diversità: si ripropone di ritrovarla nella propria vita di tutti i giorni ed incontra nel corso della giornata la forza e l’ottimismo di un suo compagno disabile, il contrasto tra il carattere di due amiche – una solare, aperta ed altruista, l’altra cupa, disillusa e mogia – ed infine la scoperta di una possibile dipendenza di un ragazzo popolare. Infine ragiona su cos’è la diversità, su ciò che ci rende unici e ciò che ci rende forti.

Per la sezione multimedia del triennio è stato premiato il filmato dal titolo “Casting Europe”. Sciolto e brillante, presenta con il giusto tono di amara leggerezza il dramma dell’immigrazione: questa viene rivista simbolicamente come il casting per un film il cui regista è incontentabile, despota – non a caso sfoggia un ammiccante baffetto hitleriano – e non a caso questo novello dittatore finisce col respingere tutti coloro che gli si presentano. Il corto è improntato sulle immagini, non ha parole se non negli ultimi secondi – nei quali, ripreso un tono di serietà, viene ribadito quanto sia importante essere informati ed aperti sul tema.

La De Gregorio, verso il termine della premiazione, ha apprezzato dei lavori la capacità di non cadere nella banalità o nella retorica ed anche l’introduzione di temi quali il bullismo femminile, che porta talvolta a disturbi alimentari gravi, e la colpevolezza di coloro che non si accorgono di nulla o si rifugiano nella negazione dell’evidenza. Ha inoltre ricordato che un simile lavoro serve soprattutto ai partecipanti per formare se stessi sui temi trattati.

Infine ha presentato le menzioni speciali scelte: per la sezione di fotografia lo scatto “Diversamente uguali” – un gruppo di amici in bianco e nero, fermi mentre attorno a loro tutti si muovono, uno di loro è in sedia a rotelle;
per la sezione scrittura, la poesia “Cappotti e cartelli”, che critica la superbia di coloro che si sentono superiori infagottati in cappotti firmati per i proprio portafogli pieni;
per la sezione multimedia, il corto “Geometrie diverse”: due inquadrature in sequenza, prima tre file di studenti con un cartoncino sul viso – una fila di quadrati, una di cerchi, una di triangoli – e poi gli stessi studenti in file mischiate, non più separati per categoria.

E’ stato offerto a tutti i partecipanti un rinfresco finale, la presenza del quale è stata la ciliegina sulla torta per un evento già di suo rinfrescante, vitale, divertente, utile. Insomma questo pomeriggio insieme ha fatto capire a tutti i presenti che non importa essere uguali, diversi, metà e metà, bianchi, blu, normodotati, diversamente abili marziani: una volta che siamo inseriti in in contento in cui ci sentiamo accolti, benvenuti e apprezzati, tutti noi sentiamo la stessa gioia e lo stesso calore, la stessa volontà di metterci in gioco e andare oltre le differenze.

Bianca Martinetto, Liceo Classico Vincenzo Gioberti