Uno dei fattori importanti e portanti del Salone: mostrare, in mezzo alle proposte di un’editoria più o meno affaticata da crisi varie ed eventuali, ciò che di innovativo e vincente si riesce a fare grazie all’uso virale dei social a partire da zero risorse o poco più.

L’incontro di ieri, del filone “Book to the future”, “Come cambiare la cultura con un hashtag: i casi #unlibroèunlibro, #dilloinitaliano e #ioleggoperché” ha mostrato i risultati ottenuti da tre campagne di sensibilizzazione culturale decisamente innovative. Per chi viene accusato di occuparsi di cause perse: l’equiparazione dell’Iva di libri cartacei e digitali, la salvaguardia della lingua italiana, la promozione della lettura e, nel nostro caso, la sopravvivenza delle biblioteche pubbliche, sapere che il buio oltre lo schermo può riservare inaspettati successi regala brividi altrettanto inaspettati.

La campagna #dilloinitaliano portata in trionfo da Annamaria Testa, ha raggiunto risultati sbalorditivi ed è stata accolta dall’Accademia della Crusca. Il tutto è partito da un ufficio gestito dalla bellezza di quattro persone. Una speranza, quella del grande rimbalzo social, che è anche quella degli studenti di storia dell’arte del progetto #saveGam che stanno continuando nella loro opera di sensibilizzazione della cittadinanza riguardo ai problemi della chiusura della biblioteca della Fondazione Torino Musei e che sono oggi venuti a trovarci al BookStock Village.

Seguendo l’esempio di Annamaria Testa, ci appropriamo di un cancelletto e tra le righe della nostra inchiesta diamo spazio anche ai ragazzi di #saveGAM, ricordando a tutti di fare rimbalzare – anche fuori dai social – la loro petizione, firmandola.

Francesca Martino