“Da cosa nasce una nazione? La Spagna è nata da un matrimonio, la Francia è data dalla vittoria di una guerra, l’Inghilterra dalla sua posizione geografica… L’Italia, invece, nasce dall’arte, dalla bellezza, dalla cultura, dalla poesia… da Dante Alighieri”. In questo modo Aldo Cazzullo dà il via alla conferenza sull’uomo che è da lui considerato il padre non solo della lingua italiana, ma addirittura dell’Italia stessa.

 

In aggiunta, Il Poeta, è anche reputato, e qui Cazzullo cita Fernando Pessoa, il primo umanista e il primo uomo moderno della storia. Dante è stato il primo a parlare di “Italia” come noi la intendiamo oggi, e qui il relatore si sofferma su alcuni esempi illustri di chi ha “seguito” questa idea: Giotto, Petrarca e Raffaello tra i più celebri. Dante non si limita solo parlare dell’Italia, la descrive, nella Divina Commedia. “Il viaggio di Dante nei tre regni è anche un viaggio attraverso l’Italia” in quanto vengono nominati e presentati vari luoghi, come il Lago di Garda e Mantova. E a proposito di quest’ultima, Cazzullo fa un collegamento con Ciro Menotti, che è uno di quegli italiani famoso per essere morto degnamente e senza odiare il suo nemico: ne legge la storia Massimo Somaglino, lettore ufficiale della conferenza. “È questo il tipico eroe italiano, non il classico condottiero che conquista e sparge sangue”, afferma lo scrittore. 

 

Il relatore procede ad aggiungere un’altra sfaccettatura del rapporto di Dante con l’Italia: la sua profonda critica verso di essa. “Dante è molto arrabbiato con gli Italiani, perchè litigano sempre” e fa un elenco di tutte le città in cui viene riscontrata questa problematica. Prende come esempio, la Firenze di quel tempo, dove le leggi e le istituzioni, cambiavano troppo spesso e la paragona all’Italia di oggi. 

 

Dopo la lettura di una poesia di Umberto Saba, il discorso si sposta su l’Ulisse dantesco: viene associato a Dante, in quanto Cazzullo lo definisce un uomo moderno. Lo pone sullo stesso piano di Cristoforo Colombo, un altro uomo che ha, simbolicamente, sorpassato le Colonne d’Ercole.

 

L’autore a questo punto si sofferma su un altro tema fondamentale nell’opera dantesca: la figura della donna. Il Sommo Poeta si distacca completamente dalle visioni dell’epoca, tra le quali quella che le donne non avessero nemmeno un’anima, e dichiara che invece è solo grazie ad esse che la specie umana si eleva sopra tutte le altre. Infatti è Beatrice a salvare Dante e a condurlo verso Dio e quindi verso la pace; non è più, tuttavia, la donna angelicata dello Stilnovo, ma è una figura forte e decisa, che addirittura lo rimprovera. Inoltre, Dante punisce severamente, i ruffiani, coloro che si approfittano delle donne.

 

Cazzullo conclude il suo discorso ricordandoci che dovremmo essere orgogliosi di essere Italiani, una cosa che ormai sembra essere una sfortuna, poiché discendiamo dall’autore del “miglior libro mai scritto”. 

 

Marco Piccinin e Valentina Nachira

Liceo scientifico M. Grigoletti

Pordenone