Il tempo è uno dei concetti su cui l’uomo si è sempre interrogato riproponendo questioni affini nel corso della storia. Cinzia Berzot e Luciano Maiani cerano risposte a queste questioni partendo dalle necessità del presente per studiare il passato in un dialogo tra classicità e scienza moderna. Il tempo della speculazione filosofico è sicuramente diverso da quello scientifico legato alla natura. Le sfumature linguistiche delle parole aiutano a distinguere il tempo assoluto ed eterno da quello comune, misurabile e oggettivo e da quello opportuno, dell’azione umana, della consapevolezza, della soggettività. Non esiste una definizione socratica di tempo perché ve ne sono molteplici: per i pitagorici era delimitazione, per Eraclito era lo scorrere che più tardi Parmenide negherà, per Platone era ciclicità. La fisica moderna lo riduce ad un concetto di necessità: il tempo è quello ragionevole che deve intercorrere tra il risultato di una ricerca e l’altro senza dilatarsi eccessivamente rispetto a quello umano. Già Newton lo aveva individuato come un’entità immutabile nella quale avvengono i fenomeni accusandone la necessità di una misurazione oggettiva, ma la breccia si apre con la teoria della relatività di Einstein per cui tempo e spazio passano dall’essere categorie universali a categorie proprie del soggetto. Il tempo è contenuto: scientificamente parlando esso dipende dalla massa e dalla materia su cui agisce e così si costruiscono paradossi come quello dei gemelli (su cui è costruito Il pianeta delle scimmie) o quello del nonno (Ritorno al futuro ne è una parziale esemplificazione). Il dibattito tra antico e moderno poi si riapre sul tema della ciclicità: greci e latini, psicologicamente rivolti al passato e attenti alle ambiguità del progresso, consideravano il tempo solo come riavvolgimento, eterno ritorno dell’età dell’ora dopo la decadenza morale e di civiltà? In realtà, il concetto di linearità è assunto nel mondo classico sia dagli storici che si muovevano in un’ottica di sviluppo e lavoravano ad una descrizione evolutiva degli eventi sia da alcuni filosofi come Democrito, Anassagora e i sofisti che lo considerano una progressione determinata dal lavoro e dalla fatica. Per la fisica, la ciclicità è sicuramente ambigua: le sue caratteristiche ne consentono il procedere tanto in un senso quanto in quello opposto. La visualizzazione corretta quindi è quella della freccia, che coincide con l’inevitabile degradarsi e che sancisce l’asimmetria delle leggi fondamentali rispetto al tempo. Le relazioni tra ieri e oggi si costruiscono grazie alla grande eredità che il passato ci ha lasciato: seppur mancando a livello pratico di grande sperimentazione e applicazione, i greci avevano una consapevolezza scientifica molto elevata mentre per i romani è sostanzialmente l’opposto. All’antichità mancava la percezione fisica della relatività, ma sono molti coloro i quali si interrogarono sulla natura del tempo inteso come dato di natura o riflesso della mente. Dal canto suo, la modernità e la modernizzazione hanno costretto la scienza ad interrogarsi sulla sua essenza rispetto alla speculazione filosofica e al grande carico storico di cui si è fatta portatrice portandola ad intraprendere una sfida difficile che spinge uomini e donne a ricercare tecnologie di fronte alle quali anche il progresso industriale, asservito alle leggi di mercato, rimarrebbe indifferente.

Irina Aguiari

progetto Galeotto Fu Il Libro

liceo Ariosto, Ferrara