Da anni collaboriamo con Bookblog, con le sue ragazze e i suoi ragazzi. Ogni anno, in occasione del Salone Internazionale del Libro, viene riservato al Concorso letterario nazionale Lingua Madre uno spazio dedicato alle relatrici e ai relatori degli eventi organizzati.

Quest’anno abbiamo pensato di strutturare le interviste su Rayuela – Il gioco del mondo, il libro di Julio Cortázar che dà il titolo a questa edizione del Salone, e sul focus che la bookmesse dedica alla lingua spagnola, sui quali saranno modulati i principali incontri del programma CLM: tanti nuovi temi affrontati in un “disordine necessario” – come insegna l’autore argentino – con esperte, scrittrici e autrici del Concorso: cinque giorni di appuntamenti su lavoro, cibo, nuovi immaginari e lingua spagnola. A concludere la premiazione delle vincitrici della XIV edizione.

Abbiamo quindi chiesto ad alcune delle nostre ospiti di rispondere a due domande, per raccontare se stesse attraverso Rayuela e lo spagnolo.

Quello che ne risulta è un piccolo viaggio personale, fatto di ricordi, riflessioni e spunti letterari che le autrici CLM hanno deciso di condividere con i lettori e le lettrici di Bookblog.

Secondo appuntamento con Marcela Luque.

Buona lettura!

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Come il titolo della XXXII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino sottolinea, la cultura è capace di saltare confini e divisioni per creare in libertà, proprio come il lettore di Rayuela è libero di scegliere come leggere il testo. Qual è quindi il suo personale gioco del mondo? 

Il mio personale gioco del mondo è la “generala”, un gioco di dadi molto diffuso nelle Americhe spagnole. Si tratta di un gioco d’azzardo per il quale bisogna avere delle strategie e allo stesso tempo essere aperti a nuove possibilità, potersi riposizionare di fronte ai diversi giri e capovolgimenti di fortuna. In altre parole, un gioco che va vissuto con un grande senso di avventura.

Facendo riferimento alla lingua ospite del XXXII Salone del Libro, lo spagnolo, le chiediamo quale sia il suo rapporto con la sua lingua d’origine e quale sia la madre (o le madri) della letteratura spagnola che maggiormente hanno influenzato il suo lavoro.

Il mio rapporto con la lingua Spagnola potrebbe essere definito come un rapporto d’intimità assoluta. E con questo intendo quei rapporti talmente profondi dove tutto è saputo e non vi è bisogno di dimostrare né di spiegare nulla. Come quegli amici ai quali non c’è bisogno di telefonare tutti i giorni, con i quali non ci si dice mai quanto ci vogliamo bene, proprio perché non vi è nessun bisogno, tale è la forza e la consapevolezza del rapporto. Lo stesso mi succede con lo Spagnolo: pur scrivendo in una lingua diversa (che adoro!) lo Spagnolo rimane e rimarrà la mia lingua madre… per sempre.

Per quanto riguarda le scrittrici spagnole direi che la maggiore influenza l’ho avuta da Sor Juana Inès de la Cruz. Avendo studiato la sua letteratura a scuola, mi ha colpito da sempre la percezione accurata e profonda che lei ebbe del sentire delle donne, pur trattandosi di una religiosa. Trovo ammirevole il fatto che, malgrado il poco contatto con la realtà che un convento possa offrire, questa grandissima donna sia riuscita – tramite e grazie al suo percorso letterario – ad andare oltre i portoni del convento, per assorbire al cento per cento il vivere ed il sentire delle donne del suo tempo. Non trascurerei Isabel Allende in quanto riuscì ad allontanarsi dal genere letterario della sua epoca (il realismo magico), riproponendo uno stile più realistico e leggero senza per questo essere privo di una certa magia. Inoltre, a lei il merito di aver oltrepassato le frontiere dell’America Latina portando in diversi poli letterari europei e americani il proprio lavoro. Non furono in molti a raggiungere questo traguardo.