Il cyberbullo è “un bullo che aspetta online”.

Ma i nativi digitali non si rendono conto dei rischi che corrono. Viviamo in un mondo in cui diamo troppe cose per scontate e che prima o poi ci possono fare del male. Tra le persone, poi, non c’è più una vera comunicazione e gli smartphone si stanno impossessando della nostra vita.

Questi i temi affrontati da Davide Morosinotto e Teo Benedetti autori di Cyberbulli al tappeto (Editoriale Scienza), da Pina Varriale autrice di Ragazze cattive (Il battello a vapore) e Andrea Vico (giornalista scientifico) nell’incontro che si è tenuto nell’Arena del Bookstock, gremita da un pubblico incuriosito dall’ argomento.

Pina Varriale si dice colpita dall’aggressività tra i giovani, dalla mancanza di empatia che ha conseguenze catastrofiche, come accade col cyberbullismo. Il rischio è di diventare bulli “per noia”: a sua avviso bisognerebbe sensibilizzare i ragazzi nelle scuole e far riflettere sul fatto che l’essere umano, in qualunque momento, può dire “stop” a un comportamento negativo.

Benedetti, Morosinotto e Vico hanno alternato video e parole, riuscendo a catturare l’attenzione dei giovani presenti; hanno spiegato che non sono contrari all’uso dei nuovi strumenti tecnologici, ma questi devono essere usati in modo costruttivo e con la consapevolezza di che cosa si sta facendo. “Il dito – osserva Benedetti – è più veloce del cervello: non pensa”. Ad esempio, ciò che postiamo sui social non è una cosa controllabile da noi, è indelebile e potrà danneggiare il nostro futuro e la nostra immagine.  Inoltre, molto spesso, i rapporti umani si affidano ai social anziché ad una frequentazione diretta e questo inaridisce i legami e può portare a conseguenze molto gravi. La rete è “come una foresta” nella quale bisogna imparare a orientarsi per esplorare un mondo pieno di opportunità.

In conclusione, gli autori hanno sottolineato che le nuove tecnologie sono un bene, ma bisogna saperle usare e farlo con moderazione. Pina Varriale ha terminato il suo intervento evidenziando l’importanza delle parole e dei libri che sono seme di speranza e  danno l’opportunità di riflettere e di vedere il mondo con occhi diversi.

Roxana Budui, scuola media Caduti di Cefalonia