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Tutti conoscono la triste storia della deportazione degli Ebrei, ma come spiegarla ai bambini?

Franco Grego ha proposto un’app interattiva dal titolo”Auschwitz una storia di vento”, per portarli indietro a settant’anni fa, facendoli immergere in quell’atmosfera di disperazione, senza soffermarsi però sui tratti  più violenti, ma utilizzando le illustrazioni e la possibilità di interagire per entrare nella storia.
Con il sottofondo di una musica struggente, un papà abbraccia i suoi due bambini, Jou Jou e Didier, in uno di quei treni per la morte. Li rassicura e  continua anche in quell’ambiente pieno di desolazione a giocare con loro: sotto i loro occhi gli oggetti si animano e spuntano fiori gialli da cappelli a forma di vaso, nasi rossi si  trasformano in fragole e caramelle spuntano da dietro le orecchie. Così i bambini al lume di candela non hanno paura, e si addormentano sognando la madre con il suo vestito a farfalle blu. I sogni però finiscono e le farfalle scappano al  ringhiare rabbioso dei cani… Benvenuti ad Auschwitz.
I due fratelli compiono un viaggio che non si limita solo alla deportazione: scopriranno in una voliera piena di vento storie racchiuse in valigia, storie di domatori di leoni, di pirati  e di ballerine che portavano i loro tesori in quel viaggio senza ritorno.
Sono persone come le altre, che senza la stella di Davide al petto non si sarebbero distinti dai tedeschi, che si consideravano razza superiore.
I bambini che partecipano al laboratorio non riescono a concepire tanta violenza e chiedono: “Perché non si toglievano la stella dal petto?” Un simile gesto significava ribellione e tedeschi e ribellione non vanno d’accordo: tentare di reagire significava morte.
Cercando di far immedesimare i bambini, Daniel Cuello e Anna Davini hanno consegnato a ciascuno di loro un disegno a forma di valigia sulla quale dovevano scrivere le cose a cui tenevano di più, in modo da farli immedesimare nel viaggio di Jou Jou e Didier. L’incontro si è concluso con una famosa frase di Albert Einstein: “L’unica razza a cui appartengo è quella umana.”

Alida Fantino S.M.S. Caduti di Cefalonia, Sara De Mola Liceo Scientifico Galileo Ferraris