La sera del 15 Marzo, Atiq Rahimi è stato impegnato nel suo ultimo appuntamento nell’ambito di Dedica Festival, all’ex Convento di S. Francesco, a Pordenone.
L’autore afghano ha messo in scena alcuni testi tratti dalla sua ultima pubblicazione Grammatica di un Esilio, in collaborazione con sua figlia Alice, e il pianista Giorgio Pacorig.
Il titolo della rappresentazione, Dodici movimenti per in-completare, deriva dai dodici movimenti che Rahimi ha tracciato con calamo e inchiostro, dando forma a dei “corpi-lettere” che apparentemente non hanno alcun significato, quindi “in-completi”.
La “callimorfia”, neologismo creato dall’autore, è proprio la ricerca dell’ incompiutezza che caratterizza queste forme, ognuna delle quali rappresenta il profilo di una donna, questo perché Rahimi associa le lettere, pur senza trovare un perché, proprio ai corpi femminili.
Attraverso la callimorfia ci si allontana da ogni pensiero dualistico che ci costringe a separare anche concetti che, in fondo, non sono poi così distanti. Tracciando un segno di colore nero sul foglio, per esempio, creiamo anche il bianco. Inoltre, tramite la callimorfia riusciamo a cogliere “il visibile nell’invisibile, e viceversa”.
“Uomo d’altrove”, così si definisce l’autore, che è dove non è il suo corpo e, alla domanda “ti senti più afghano o francese?” egli risponde che si sente più francese quando è in Afghanistan e più afghano quando è in Francia.
Alla fine della serata, Atiq Rahimi ha reso calorosamente omaggio alla città di Pordenone facendo salire sul palco tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione di Dedica Festival.
Egli ha ringraziato il pubblico, sempre fedele,presente e paziente, la famiglia e gli amici che l’hanno accompagnato in questa esperienza.

Futura Paladino; Alessandro Pagotto; Liceo M. Grigoletti