Oggi nell’Arena Piemonte si è svolta la conferenza Appunti dal Margine a cura del Concorso letterario nazionale Lingua Madre (a cui possono partecipare donne straniere in Italia) e diretto dalla lessicologa Luisa Giacoma, dalla ricercatrice di linguistica italiana Luisa Revelli e dal professore associato e direttore di Crocevia Daniele Camberiati.

Daniela Finocchi, Luisa Revelli, Luisa Giacoma, Daniele Camberiati

La conferenza comincia con una breve introduzione fatta dalla giornalista Daniela Finocchi nella quale introduce i tre interlocutori e in cui spiega brevemente in cosa consiste il concorso Lingua Madre, ovvero nel racconto da parte di donne straniere immigrate della loro storia. Si comunicano i nomi delle vincitrici ogni anno l’ultimo giorno del Salone (quest’anno la premiazione si terrà lunedì 14 alle ore 13:30).

Subito dopo ha preso parola Luisa Giacoma la quale, parlando del libro scritto dalla ricercatrice linguistica Langues faibles, letteralmente tradotto “lingue deboli”, apre il discorso sul significato di questa espressione. La Revelli continua spiegando i significati di essa: una lingua debole, dice, è la lingua del paese di provenienza delle donne che raccontano le loro storie, oppure quella di una donna che decide di insegnare ai propri figli la lingua del paese ospite e non del paese di provenienza. La domanda sorge quindi spontanea: perché una donna sceglie di cambiare lingua per raccontare la sua storia? Non esiste una sola risposta a questa domanda, può succedere per presa di distanza dal paese da cui è partita, oppure per non essere compresa da chi è rimasto nel suo paese di origine, o ancora per informare gli abitanti del paese ospite. Secondo la Revelli le lingue deboli a volte sono le più forti.

Alla domanda di Luisa Giacoma “A chi appartiene il mondo?” la Revelli risponde: a tutti e a nessuno. Secondo la ricercatrice infatti le parole viaggiano con le persone, e le persone con le parole perché è un mondo libero, e quindi non c’è più la possibilità di identificare un paese e la sua lingua. Nella letteratura è evidente che ci siano prestiti linguistici essenziali fra le varie lingue.

Alla domanda “Chi voglio essere?” la Giacoma risponde che il confronto con l’altro ci aiuta a scoprire chi siamo e a definire la nostra identità perché lo sguardo altrui ci arricchisce. Secondo lei non esiste una vera identità senza un incontro con l’altro.

L’incontro si sviluppa con un’articolata riflessione sul significato della parola “margine”. Secondo la Revelli un confine linguistico non si colloca su un confine politico-geografico. Appunti al margine, dice, è un bel titolo perché i margini sono sfumati anche se qualcuno cerca di disegnarli calcando molto con la matita, e sarebbe interessante individuare le modalità per riuscire a superarli.

La conferenza si conclude con due battute da parte della ricercatrice e del professore riguardo al messaggio che dopo una discussione una persona dovrebbe portarsi a casa. Per la prima, rivolgendosi alle donne che scrivono la loro storia di immigrazione, il messaggio sarebbe quello di non dare nulla per scontato rispetto alle scelte linguistiche. Bisogna imparare a relazionarsi con la ricchezza della lingua, che non è solo quella che si studia a scuola. Il professore, invece, dice che un modo per far emergere una parte di noi che è nascosta è quello di chiudere gli occhi e fare qualcosa che non faremmo mai, in modo da conoscere qualcosa di nuovo e scoprire chi siamo.

Lara Paciocco, Lucrezia Tinelli