Dal Liceo Scientifico Majorana di Torino arrivano gli articoli di alcuni dei ragazzi (erano 200 e tutti hanno letto il libro!) che hanno scritto per noi il resoconto dell’incontro con Antonio Manzini per il Salone Off 356. Buona Lettura!

Mattinate salone off 365

Mercoledì 17 febbraio e 24 febbraio la mia classe ha tenuto degli incontri insieme a Marco Pautasso, un signore del progetto salone off 365, un progetto che liberalizza la letteratura e la consiglia ai più giovani. Insieme a questo signore in tutti e due gli incontri ci siamo preparati per l’allora futuro incontro con l’autore di “Pista nera” Antonio Manzini, attore e scrittore.
Nel primo incontro, il 17 febbraio, abbiamo parlato un po’ del libro “Pista nera” menzionando tutti i luoghi che sono citati nel libro e commentando la scelta di questi luoghi. Dopo questo a gruppi di 5 persone abbiamo stilato un elenco di quali erano per noi le rotture di scatole menzionate in “Pista nera” non sulla vita ma sulla scuola che frequentiamo.
Nel secondo e ultimo incontro, il 24 febbraio, abbiamo fatto una lista di domande da chiedere a Manzini soddisfando la nostra curiosità e dissipando vari dubbi che avevamo in quel momento.
Le domande erano tante e riguardavano quasi tutte pista nera ad esempio il perché quella scelta dei luoghi o il perché di aver fatto un personaggio come Rocco Schiavone, protagonista del libro e vicequestore. Le domande erano fatte e noi aspettavamo soltanto l’incontro con Antonio Manzini.

 Amedeo Di Fede

Recensione dell'incontro con Antonio Manzini

In data 26 febbraio 2016 si è tenuto un incontro con lo scrittore Antonio Manzini nell’Aula Magna del liceo scientifico Ettore Majorana in via Pietro Frattini 11 a Torino.

Gli allievi del liceo avevano precedentemente letto il libro “Pista nera”, un romanzo giallo scritto nel 2013 da Manzini, e tramite questo hanno conosciuto le vicende di Rocco Schiavone, il protagonista del libro, il quale è presente anche in altri libri dello stesso autore.

L’incontro è iniziato alle ore 9:10 con una presentazione dello scrittore e dei suoi libri tramite un suo collaboratore e un computer collegato ad un proiettore.

Terminata la presentazione, gli allievi del liceo hanno posto delle domande sul personaggio di Rocco Schiavone e su Manzini, chiedendo anche se vi erano collegamenti tra la personalità dell’autore e quella del poliziotto protagonista del libro letto dagli studenti.

Lo scrittore ha risposto alle domande parlando della sua esperienza di attore (tanto apprezzata da consigliare agli studenti di non entrare mai nel mondo dello spettacolo) e spiegando la psicologia molto terrena di Rocco Schiavone. È stato fatto uso anche dell’ironia; infatti, Manzini ha comunicato il suo desiderio di non andare a Gubbio per l’alto tasso di omicidi, riferendosi chiaramente a Gubbio della serie TV “Don Matteo”.

L’incontro si è concluso alle 11:10 dando la possibilità agli studenti di acquistare uno dei libri scritti da Manzini e di avere un suo autografo sulla propria copia di “Pista nera”.

L’atmosfera è stata scherzosa e al contempo seria, grazie alla personalità dello scrittore e all’interesse da parte dei ragazzi presenti. L’esperienza è stata utile per i ragazzi perché hanno conosciuto una personalità interessante e molto vicina alla loro.

In conclusione, l’incontro è stato costruttivo ed interessante, e ha permesso di far conoscere ai ragazzi uno scrittore che, come detto da una professoressa presente, “è ancora vivo, non come altri scrittori che non abbiamo la fortuna di vedere davanti a noi.”.

Incontro con Antonio Manzini

Prima dell’incontro con Manzini abbiamo svolto un lavoro insieme a uno dei rappresentanti del Salone Off 365, Marco Pautasso che si occupa di organizzare gli incontri tra gli autori del Salone del Libro e le varie scuole o gruppi di lettura delle biblioteche civiche, con i quali approfondisce in anticipo le opere dell’autore e prepara le domande da porgli; stavolta è toccata a noi.

Il collaboratore con il quale abbiamo lavorato per due mattinate, formate da due ore ciascuna, è stato davvero bravo nell’aiutarci a sviluppare le domande. Il libro in questione è Pista Nera di Antonio Manzini, un giallo, per essere precisi un noir, che racconta di un omicidio in un paesino di montagna. Rocco Schiavone è un personaggio chiave in questa storia, visto che sarà lui a risolvere il caso pur non seguendo il protocollo standard. Nella prima mattinata abbiamo analizzato il libro da vari punti di vista, dividendoci anche in gruppi per rendere il lavoro più interessante. Nella seconda invece abbiamo formulato le domande, una per ciascuno, da porre all’incontro con Manzini. Devo dire che fare quest’attività non mi è dispiaciuto affatto, anzi l’ho trovata molto interessante e la rifarei di nuovo senza pensarci due volte!

L’incontro con Manzini è stato il primo, ai tre a cui ho partecipato, dal quale mi sono sentito attratto senza il pensiero di guardare l’ora in attesa che finisca. Incontrare l’autore di un bel libro non è sempre facile: o è morto, o vive in un paese straniero chissà dove. La fortuna ci ha assistiti e Antonio Manzini non appartiene a nessuna delle due categorie, anzi è venuto lui da noi. L’incontro si è svolto nell’aula magna, luogo adatto tranne per il fatto che uno dei due microfoni era malfunzionante. Solitamente all’inizio di una presentazione l’autore parla un po’ di sé e della sua vita, invece con Manzini si è passato subito alla seconda parte: le domande. Credo abbiano fatto un gran effetto visto che erano articolate molto bene, anche se non erano totalmente frutto della nostra testa. Solo alla fine ho saputo che era la sua prima presentazione in una scuola, contando la tensione che doveva avere, è andato tutto sommato bene. Grazie a lui mi è venuta voglia di incontrare agli autori, nella speranza siano come lui e non come gli altri due.

Antonio Manzini. La pista nera

Antonio Manzini. La pista nera. La solita proposta di lettura domestica, ma stavolta con una variante: l’incontro con l’autore del libro. Un libro imposto dalla scuola e non scelto spontaneamente viene sempre vissuto come un compito. Subito, dalle prime pagine il compito si è trasformato in lettura di piacere: scorrevole, avvincente, ricco di battute e colpi di scena con un protagonista fuori dagli schemi e per questo accattivante. Rocco Sciavone è un vicequestore romano che, spedito per punizione a lavorare ad Aosta, si ritrova a risolvere un caso di omicidio sulle alte e fredde piste da sci di Champoluc.

La lettura è stata solo l’inizio dell’avventura che ci ha portato alla mattina del 26 febbraio. Uno scambio di impressioni in classe con la nostra prof. di italiano, la rilettura di passaggi che ciascuno ha trovato significativi, la raccolta di domande che la lettura e il suo autore ci suscitavano. E poi le ricerche su internet per conoscere qualcosa dell’autore. Antonio Manzini: attore, sceneggiatore e scrittore, certamente l’incontro con un personaggio così poliedrico ci avrebbe catturato.

Ore 9.10 del 26 febbraio 2016: Aula magna del Majorana gremita di ragazzi, ciascuno con in mano una copia de “La pista nera” e tanta curiosità.

Nessuno si è accorto del suo ingresso, ce lo siamo trovati sul palco senza accorgercene quando la nostra attenzione è stata catturata da una presentazione in power point proiettata dal megaschermo della sala. Dati della sua vita, i film in cui ha recitato, i libri che ha scritto.

A questo punto si è aperto il dibattito. Senza un attimo di tregua Manzini si è sottoposto al fuoco di domande che i ragazzi avevano preparato; tante al punto che alcune non hanno trovato voce.

Lui con un atteggiamento dapprima un po’ timido, quasi senza guardare negli occhi la platea, si è a poco a poco aperto, ha risposto a tono alle domande, a volte con un semplice “no”, altre raccontandoci di sé dai tempi della scuola, del suo amore per il teatro e la recitazione, la scuola di Camilleri, fino alla sua bruttissima esperienza di attore, mestiere che non consiglia a nessuno perché fatto di tanti tempi morti durante i quali è riuscito a leggere tutto Proust.

Alla domanda: che cosa c’è di Rocco Schiavone in Antonio Manzini, la risposta è stata spiazzante: niente, ma è la persona che Manzini forse avrebbe voluto essere.

Rocco Schiavone è un uomo testardo che, ad esempio, pur di mantenere le sue abitudini romane, si ostina ad indossare le clark e il loden anche fra i ghiacci di Champoluc. Molti potrebbero pensare che Rocco non sia un modello da seguire: si fa le canne, spaccia droga, interroga i suoi indagati in modo poco ortodosso, forse è vero, ma ha un gran cuore e, come ha fatto notare l’autore, se tutti i poliziotti fossero attenti, disponibili e laboriosi come lui, vivremmo in un mondo migliore e più sicuro.

La persona che è venuta fuori da queste risposte ha lasciato il segno. É emerso un uomo ricco di esperienze da insegnare e raccontare, con molti anni di studi e letture alle spalle. Una persona profonda, che riesce a creare, parlando anche della cosa più semplice del mondo, frasi e comparazioni bellissime ed estremamente poetiche. Ma anche un uomo simpatico, che ci ha saputo far ridere con battute in dialetto romanesco e qualche parolaccia capace di catturare l’attenzione anche delle ultime file.

Non un banale scrittore di romanzi gialli d’intrattenimento insomma,  e infatti, oltre la trilogia incentrata sui casi di Rocco Schiavone, qualcuno dei presenti ha accennato ad un racconto lungo: “Sull’orlo del precipizio” in cui affronta in modo surreale, ma non troppo, la condizione di uno scrittore a cui la casa editrice impone i contenuti dei suoi libri in nome del mercato. Ma la fantasia non può essere imbrigliata. E Manzini ci è parso troppo schietto, calmo ma deciso per cedere alle logiche puramente commerciali. O almeno così ci piace credere.

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