Se giovedì 8 maggio, dopo un panino al volo, avete sostato all’ arena del Bookstock village avrete sicuramente potuto assistere a un’ interessante conferenza. Questa è stata tenuta da Andrea Bajani, Maike Albath, brillante scrittrice e giornalista tedesca, e una ragazza berlinese, trasformandosi in una vera e propria conversazione in grado di racchiudere tutti i significati più intrinsechi di ciò che a noi può venir in mente pensando alla parola “àncora”.

Maike Albath

Maike Albath

Ancore vere o metaforiche sono in grado di darci sicurezza e stabilità: come quando su una barca decidiamo di fermarci, ma per essere sicuri di non andare troppo a largo ancoriamo. Questa nostra stessa sicurezza però non è permanente, ma siamo noi che possiamo  improvvisamente decidere di navigare senza alcun limite. Secondo Maike ogni persona è legata a più ancore e per lei, nello specifico, l’Unione Europea aiuta i giovani a formarle e queste possono corrispondere a diversi luoghi. A volte può accadere che ciò che ci tiene legati a qualcosa si trasformi in catene che ci impediscono di camminare per la nostra strada. La parola ancora assume così un significato negativo. La giornalista, riferendosi al passato, ha affermato che può risultare problematico rimanerci troppo legati senza pensare a vivere il presente. Nonostante ciò non deve essere dimenticato deve, invece, servirci come insegnamento. La conferenza si è conclusa ricordando la bellezza delle diversità culturali patrimonio dell’Unione Europea.

Ilaria Ferraresi e Giulia Giacomino

Redazione Liceo Classico L.Ariosto e Liceo Classico V.Alfieri