Quanti di noi possono affermare di conoscere bene la città in cui viviamo, o di fare un giro nel quadrilatero romano ed essere in grado di associare ad ogni luogo la sua storia? La nostra città è ricchissima di Storia, di fascino, di racconti sempre meno conosciuti e che meritano una voce.

La passeggiata letteraria di questa mattina, domenica 10 ottobre 2015, dedicata a I luoghi del libro: gli editori, i librai e le loro storie, è stata anche un’opportunità magica per tornare indietro nel tempo fino a quattro o cinque secoli fa e per immaginare come fosse diversa, a quel tempo, la nostra amata città e capire come ciò che vediamo oggi sia il risultato di un susseguirsi di eventi più o meno rilevanti accaduti nell’arco di centinaia di anni.
Lì dove ora c’è l’archivio storico di via Barbaroux, sorgeva un tempo il Foro Romano; l’attuale via San Francesco d’Assisi era chiamata in passato “volta dei librai”, per le numerosissime botteghe disposte su entrambi i lati della strada, in cui si copiavano ancora i libri. Prese poi il nome di “volta degli studenti”, quando l’università si era trasferita a Torino nella sede provvisoria all’interno della chiesa di San Rocco, in quanto era la via che ospitava le abitazioni per i giovani che arrivavano da fuori città. La stessa piazzetta Viglongo, da cui la nostra passeggiata è iniziata, non esisteva fino al tempo della Seconda Guerra Mondiale, quando una parte di un palazzo, crollando colpita da una bomba, aveva lasciato uno squarcio che è stato poi destinato a diventare una piccola piazza.

A darci tutte queste informazioni è Giovanna Viglongo, che 70 anni fa fondò l’omonima casa editrice, insieme al marito Andrea. Nell’impeto del racconto, intenta a ricordare e spiegarci come effettivamente si presentasse Torino nel XX secolo e in quelli ancora precedenti, non ha mancato di specificare come il nome del marito, a cui è stata intitolata la piazza, non ne abbia sostituito un altro, come è capitato spesso, in quanto essa è nata ex-novo e subito è stata dedicata a lui. La prima sede della casa editrice, in effetti, si affacciava proprio lì: era nel palazzo sulla sinistra della piazza, arrivando da via degli Stampatori. Era, questa via, un tempo, la vera e propria contrada degli stampatori, che lungo tutta la strada avevano le loro botteghe, che diedero alle stampe le prime edizioni di molti libri italiani.

Giovanna, con la sua simpatia e la sua passione nel raccontare la storia della nostra città, sarebbe andata avanti all’infinito a parlare e a spiegare perché quel piccolo isolato chiuso tra via degli Stampatori, via Barbaroux e vicolo Santa Maria è un luogo così ricco di informazioni storiche su Torino. Ma l’obiettivo principe della passeggiata era un approfondimento sul mondo degli editori a Torino, e in particolare sulla sua casa editrice, e dunque ha dovuto spostare l’argomento dal generale al particolare.
Innanzitutto, con grande lucidità, ha specificato che sì i festeggiamenti per i 70 anni  della casa editrice Viglongo sono quest’anno, ma questa è stata in realtà fondata nel 1944, quando lei aveva 21 anni: il 1945 è l’anno in cui è stato pubblicato il primo libro ed è quindi considerato quello il punto di partenza. Ci ha raccontato che suo marito, entrato a 14 anni nel partito socialista, si sarebbe voluto dedicare al giornalismo, ma era stato presto fermato dal fascismo ed aveva ripiegato quindi sull’editoria, fondando una piccola casa editrice nel ’31, con l’idea di pubblicare libri strettamente locali; purtroppo questo progetto ebbe vita breve in quanto nasceva proprio in un periodo storico periodo in cui si vietava l’uso del dialetto nei libri. Andrea aveva quindi deciso di riprovarci nel ’44, con la futura moglie, e la seconda esperienza editoriale andò decisamente meglio: grazie a Giovanna ottennero un contratto con i nipoti di Salgari, in un momento in cui tutti definivano i suoi libri una letteratura deteriore. Andrea aveva invece intuito che presto sarebbe diventato un autore importante per la letteratura del ‘900. Attualmente, ci dice Giovanna, forse ci sono più studi critici su Salgari che su Dante: suo marito era stato lungimirante!

La casa editrice Viglongo ha pubblicato anche, dal 1969 al 2011, un almanacco piemontese, una sorta di enciclopedia piemontese sempre in aggiornamento, dov’era possibile trovare vecchi articoli e altre notizie interessanti sulla storia di questa regione. La stessa Giovanna, ispirandosi a quell’almanacco, ha pubblicato il libro Notarelle Gobettiane, che raccoglie una serie di racconti scaturiti da vecchi ricordi che le sono tornati in mente e che pensava fosse giusto scrivere affinchè non andassero persi.

Prima di salutarci, si è soffermata ancora a parlare delle librerie presenti attualmente sul territorio cittadino: rispetto al passato e ad altre città la concentrazione è molto alta, ma si tratta per lo più di grandi sigle, le uniche purtroppo che riescono ancora a sopravvivere nonostante i costi a cui devono far fronte (affitto dei locali, dipendenti.. in contrapposizione ai guadagni ridotti dovuti alla crisi del mondo della lettura). Stanno ormai chiudendo o trasferendosi troppe librerie storiche del centro di Torino, che oltre alla garanzia di offrire buoni titoli,  racchiudono storie affascinanti che hanno origini anche molto lontane nel tempo.

L’incontro con Giovanna è stata senza dubbio un’esperienza ricca e di cui fare tesoro: ha davvero conquistato tutti con il suo modo di fare scherzoso e indipendente, che è rimasto immutato nonostante i suoi 92 anni. Si sono tutti augurati che un giorno le storie di cui lei fa tesoro vengano diffuse perché non se ne perda la memoria. È affascinante scoprire quanta storia e quanta cultura si possa trovare per le strade di Torino!

Sara Tavella, liceo scientifico Copernico, redazione Fuorilegge