Alla voce incontri alle 14.00, al Teatro Comunale si è svolto l’incontro con le voci dei giornalisti Annabel Hernàndez, Alberto Barrera Tyszka e Roberto Valencia, i quali denunciano la corruzione e la criminalità organizzata. La moderatrice dell’incontro Camilla Desideri, giornalista di Internazionale.
La moderatrice presenta l’argomento dell’incontro basandosi su dati statistici e sulle testimonianze degli ospiti.

Le notizie sono ideologicamente polarizzate e non ci sono strumenti critici in mano ai giornalisti esteri per poter classificare tali notizie. Il primo dato statistico fornitoci è quello dell’ONG, il quale ci dice che circa 16 mila giornalisti sono morti nel primo semestre dell’anno 2016, 21 uccisi nelle Americhe e 14 in Guatemala.
La prima domanda è stata posta a Annabel Hernàndez: “quanto è pericoloso fare notizia in Messico prendendo in considerazione che anche tu hai dovuto abbandonare il tuo paese?”. Il nucleo della risposta si basa sull’affermare la violenza del governo messicano e delle sue milizie. Quotidianamente i giornalisti subiscono vessazioni e minacce. Questo è il ritratto della violenza e della libertà di stampa in Messico. Molti giornalisti lavorano tra due fronti, il primo è il governo corrotto, indebolito e incluso nel narcotraffico; il secondo è il mercato della droga. Entrambi non vogliono la libertà di stampa.
La parola ora passa ad Alberto Barrera Tyszka, cui è stata posta una domanda sul narcotraffico e sulle gang. Cosa sono e da dove vengono? Viene fatto subito presente che il Salvador, paese più piccolo demograficamente rispetto al Messico, ha comunque un indice di omicidi maggiore rispetto al paese preso in confronto. Trattando di gang Alberto ci confessa la loro lontana origine. Infatti queste risalgono a più di cinquant’anni fa a Los Angeles, in California. Con l’avvento della globalizzazione, ragazzi da tutti i paesi hanno creato nuove gang, facendoci rendere conto quanto sia diffuso nell’America centrale questo fenomeno. Queste gang, aiutate dal governo, agiscono reprimendo i diritti dell’uomo all’informazione e quello del giornalista all’informare in modo corretto.
Il fenomeno delle scomparse insieme alle esecuzioni sommarie sono soluzioni rapide secondo l’esercito del Salvador, appoggiato dal governo e sostenuto dai media.
Roberto Valencia è il terzo a parlare raccontandoci quanto importante è il petrolio nel Venezuela, tanto da essere uno strumento di controllo nei confronti dei giornalisti. I cittadini sono sempre stati abituati ad avere un prezzo del petrolio molto basso, improvvisamente si sono visti alzare il prezzo. Questo ha causato movimenti di ribellione. I giornalisti che hanno riportato la notizia spiegandone le diverse dinamiche sono stati vessati in modo brutale, arrestati e come spiegazione lo Stato ha riferito che questi sono stati ritrovati con grosse somme di denaro di enti pubblici addosso. Secondo lo Stato l’obbiettivo dei giornalisti era quello di portare questo denaro all’estero. Questo avvenimento ci fa capire quanto difficile possa essere per giornalisti esteri avere una buona fonte di informazioni e quanto sia essenziale avere una verità comune.
La parola ritorna a Annabel Hernàndez. I giornalisti oggi incorrono in pericoli tanto da volersi auto censurare per paura di essere uccisi. Cosa pubblicare infatti lo decidono i narcotrafficanti. Come fa il governo a proteggere i giornalisti? Sulla protezione dei giornalisti c’è un’ottima legge, solo che questa funge da copertura in quanto i veri persecutori dei giornalisti è lo Stato stesso. Circa il 60% del paese non ha alcuna libertà di espressione, in alcune zone sono presenti veri e propri “buchi di espressione, buchi neri di disinformazione”. In Messico tutto questo limita la libertà democratica. Si possono designare quindi le principali vittime: la società stessa.
In ordine ora è il turno di Alberto Barrera Tyszka il quale parla del giornale online in cui scrive dal 2001. Questo in realtà è nato nel 1998: “El Foro è più vecchio di Google”, infatti, ha detto il giornalista e scrittore. Il compito del giornale è quello di analizzare il potere politico che governa in Salvador. La società civile si ritrova in una situazione in cui il governo e lo stato sono i principali generatori di violenza. Insieme a questi sono presenti: il narcotraffico, gli squadroni di taglio politico, gruppi armati finanziati da imprenditori e le gang. Alberto conclude dicendo: “Non puoi mandare tuo figlio in una scuola perchè in quel quartiere è controllato da quella gang”.
Il giornalista venezuelano Roberto Valencia ci dice che la mancanza di personalità di Maduro, presidente del governo ha causato una forte instabilità politica, in questo modo ha dato sempre più rilevanza all’esercito il quale ha attuato una politica di repressione causando così la morte di ventimila giornalisti. Attualmente vige la legge secondo la quale il governo può perseguire chiunque gli si rivolti contro. Questo radicale cambiamento ha causato ulteriori ribellioni che hanno portato ad altri assassini. In conclusione il giornalista ha affermato che l’unica cosa che funziona ora nel paese è la paura della vita quotidiana.

Anna Di Garbo e Francesca Menegatti