“Un minuto di silenzio per la strage di ieri a Lampedusa”.

Così esordisce Enrico Mentana, direttore del telegiornale sul canale La7, nonchè moderatore dell’incontro svoltosi questa mattina al cinema Apollo. Il celebre giornalista, che da capace direttore non si dimentica del lutto nazionale, incalzava i tre relatori Michael Braun (corrispondente del quotidiano berlinese Die Tageszeitung e della radio pubblica tedesca), Stephan Faris ( giornalista del Time ) e Dimitri Deliolanes (collaboratore di Ert tv) a parlare della situazione del nostro paese: bello sì ma addormentato no.

“L’Italia non è addormentata ma malata” dice Mentana secondo il giornalista sarebbe infatti colpa dei “comandi” del nostro paese ad essere affidati ad analfabeti digitali: persone digiune di tecnologia che si trovano a dover fare i conti con un mondo conquistato da tag, link, hashtag e post. Inevitabilmente il discorso ricade sull’ultrasettantenne Silvio Berlusconi, che ha guidato il paese fino due anni fa; sorge spontanea la domanda: Berlusconi come alibi o vero responsabile della malattia italiana?

“Entrambe” esordisce Faris in accordo con Deliolanes. Berlusconi ne è stato sicuramente responsabile in quanto colonna portante della politica italiana per molti anni, ma diventa un alibi nel momento in cui i partiti se ne servono per creare fondamentalmente una distinzione tra PRO e CONTRO Berlusconi che non rispecchia in realtà le ideologie base delle fazioni politiche ma che si scaglia sul singolo.

 

Braun prende la palla al balzo  e parlando di politica esprime la diffidenza del partito social- democratico tedesco verdo il Partito Democratico italiano che, a loro dire, è perfino “troppo” spostato verso destra. Ma allora come affrontare la situazione? L’unica vera porotesta sembra impersonata da Beppe Grillo che col suo Movimento 5 stelle si è scagliato contro i riti vuoti di una politica che si avvita su se stessa. Tuttavia a nessuno appare la migliore scelta poichè Grillo ha intrapreso la “strada delle scorciatoie” anche se il tentativo è stato energico in fondo gli spazi di manovra per i partiti sono equivalenti a zero. L’unica soluzione appare essere la rifondazione dei partiti con un conseguente collegamento cittadini-rappresentanza politica. Ma l’Europa? L’Europa permetterebbe questa rottura di schemi, niente gerarchizzazione tra i paesi e niente dictat?

Secondo Deliolanes bisognerebbe farlo in maniera democratica e sarebbe nell’interesse di tutti i paesi dell’Europa. Si fa quindi una rassegna veloce tra le situazioni contemporanee dei rappresentanti all’incontro: tra mini-job tedeschi, che fanno aumentare a dismisura le disuguaglianze sociali, e il movimento di “Alba Dorata” greco, che sembrano emulare gli esponenti nazisti, si passa alla situazione italiana.

È Braun a portare il “caso Sapienza” sul tavolo: una delle più grandi Università in Europa che si vede letteralmente colonizzata dalla famiglia Frati, nonchè famiglia del rettore che si difende con la frase << Cosa ci posso fare se sono tutti bravi?>>.

Siamo quindi in un paese più feudale che democratico?

“Ci vorrebbe un nuovo Roosevelt” risolve Mentana.

Dopo una risata conclude Faris:”Ci vorrebbero un nuovo Roosevelt e una nuova Thatcher. Il primo che faccia ritrovare quello spirito di comunanza, risolutore di grandi tragedie; la seconda che riporti a un’austerità funzionante perchè, come si è potuto notare,ora come ora non dà risultati”.

Sorge quindi la domanda conclusiva: Li troveremo mai questi eroi? E se sì, dove?

Silvia Garuti, Caterina Giorgi, Francesca Martinolich, Andrea Morelli;

Liceo L. Ariosto, Liceo Alfieri